
Ricercatori, associazioni e cittadini hanno scritto cosa serve al Mar Piccolo. La Giunta fa sue le proposte e si dà sei mesi per rendere conto
Il Mar Piccolo è il mare di dentro di Taranto. Due seni d'acqua calma chiusi fra la città e la campagna, le sorgenti d'acqua dolce che risalgono dal fondo e che qui si chiamano citri, i pali delle cozze che disegnano file sull'acqua, gli aironi e i fenicotteri sulle rive. Dal 2020 è un parco naturale regionale. Ed è un posto su cui a Taranto tutti hanno qualcosa da dire.
Quest'anno qualcuno ha provato a mettere tutte quelle voci intorno a un tavolo.
Da marzo a giugno il Dipartimento Jonico dell'Università di Bari, con la professoressa Maria Casola, ha guidato un percorso partecipativo dentro il programma PugliaPartecipa della Regione. Hanno lavorato insieme istituzioni, ricercatori, associazioni, operatori economici e cittadini. Ne è uscito un documento con venti proposte e sei priorità, consegnato al Comune a luglio.
La legge pugliese sulla partecipazione chiede a chi decide una cosa semplice: non mettere il documento in un cassetto, ma dire, proposta per proposta, cosa accoglie, cosa no e perché. Il 24 settembre la Giunta lo ha fatto. E le ha fatte sue quasi tutte.
Il Comune è stato onesto su un punto, e vale la pena dirlo: accogliere una proposta non vuol dire aver già approvato un'opera o trovato i soldi. Ogni passo concreto avrà bisogno di un suo atto e di una sua copertura, e molte cose dipendono anche dalla Regione, dal Commissario per le bonifiche e dagli altri enti che si occupano del Mar Piccolo.
Ma c'è una data. Entro sei mesi dalla consegna del documento, cioè entro l'inizio del 2027, il Comune dovrà raccontare pubblicamente a che punto è, e poi aggiornare il quadro ogni anno. Per chi ha passato una primavera a discutere del Mar Piccolo, è la cosa più importante: la conversazione non è finita. È appena cominciata.
Foto: il Mar Piccolo di Taranto, maggio 2016. Autore: Pakycassano, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.