
Una seduta dedicata a un solo tema. La richiesta: prima gli stessi diritti in tutta Italia, poi le nuove competenze alle Regioni
Il Palazzo di Città sta in piazza Castello, sulla punta della Città Vecchia, di fronte al Ponte Girevole. Nella sua sala consiliare, giovedì 8 ottobre, il Consiglio comunale si è riunito per parlare di una cosa sola: l’autonomia differenziata, cioè la possibilità per le Regioni di prendersi competenze che oggi sono dello Stato.
La seduta l’avevano chiesta venti consiglieri, prima firmataria la capogruppo del Partito Democratico Alexia Serio. La mozione è passata con 16 voti favorevoli e 3 contrari. Adesso tocca al sindaco e alla Giunta portarla a Roma e a Bari.
Il Governo ha firmato quattro accordi preliminari, le pre-intese, con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Riguardano la protezione civile, le professioni, la previdenza complementare e la sanità. Quest’estate, ricorda la mozione, li hanno approvati prima il Senato e poi la Camera. Il passo successivo è trasformarli in leggi.
Il Consiglio comunale chiede di fermarsi prima di quel passo. Il motivo sta in una sigla: LEP, i livelli essenziali delle prestazioni. Sono il minimo di servizi che lo Stato deve garantire a tutti, da Bolzano a Taranto: cure, scuola, assistenza. Nel 2024 la Corte costituzionale ha chiarito che vanno fissati e finanziati prima di dare nuove competenze alle Regioni, e che una Regione può chiedere singole funzioni, motivate una per una, non materie intere. Secondo la mozione, le pre-intese approvate non tengono conto di nessuna delle due cose.
Un Comune non firma le intese e non vota le leggi. Però è il primo sportello a cui bussano i cittadini: servizi sociali, scuole, assistenza agli anziani. E il sindaco è anche l’autorità locale di protezione civile. Se cambia chi fa che cosa fra Stato e Regioni, cambia anche quello che un Comune riesce a garantire.
Il testo approvato lo dice in una frase: il luogo in cui si nasce o si vive non deve decidere l’accesso alla salute, all’istruzione, ai servizi sociali e al lavoro.
Il Comune dovrà anche cercare compagni di strada: la mozione impegna il sindaco a lavorare, attraverso l’ANCI, con gli altri Comuni pugliesi e del Sud che hanno già espresso dubbi sulle intese. Il testo partirà verso Palazzo Chigi, il Parlamento, la Regione Puglia e i parlamentari eletti in Puglia.
Non è una decisione che cambia qualcosa da domani mattina. È la città che dice la sua, ad alta voce, su una riforma che si sta decidendo altrove.
Foto: il Palazzo di Città in piazza Castello. Bernard Gagnon, Palazzo di città, Taranto (2022), CC0, via Wikimedia Commons.