A Monticelli arriva una batteria grande come dodici campi da calcio
Energia | Il progetto di Monticelli
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A Monticelli arriva una batteria grande come dodici campi da calcio

Un impianto da 100 megawatt per conservare la corrente e ridarla quando serve. Chi ha un terreno da quelle parti ha tempo fino al 10 ottobre

📅sabato 12 settembre 2026
✍️@A_Lex

Monticelli è campagna. Sta fuori Taranto, dove la città si sfilaccia e comincia la terra che lavora: ulivi, seminativi, muretti. Non è un posto che finisce sui giornali. Fino a ieri.

Su quei campi è previsto un impianto che a Taranto non c'era mai stato: un accumulo elettrochimico da 100 megawatt. Detta in italiano, un magazzino per la corrente.

Un magazzino per la luce del sole

L'elettricità ha un difetto che la distingue da quasi tutto il resto: va consumata nell'istante in cui viene prodotta. Non esiste un ripostiglio dove metterla da parte. Finché le centrali bruciavano qualcosa non era un problema: si bruciava di più quando serviva di più. Col sole e col vento è il contrario. Il sole fa il pieno a mezzogiorno, il vento tira di notte quando le case dormono, e capita la cosa che fa più rabbia di tutte: energia pulita, già prodotta, buttata via perché in quel momento non la vuole nessuno.

Un impianto come quello di Monticelli serve a questo. Prende la corrente quando ce n'è troppa, la tiene, la ridà la sera quando tutti tornano a casa e accendono. Non produce energia: la sposta nel tempo. Per una regione che di sole e di vento ne ha da vendere, è la differenza fra produrre molto e usare molto.

La chimica, di nuovo

C'è un'ironia che a Taranto non sfuggirà a nessuno: questa città la chimica la conosce. L'ha respirata, misurata, contata, e ha imparato a leggere le parole tecniche col sospetto di chi è già stato preso in giro almeno una volta.

Adesso ne arriva un'altra. Il litio invece del carbone, container allineati in un campo invece di una ciminiera: nessun fumo, nessuna nuvola che cambi colore al tramonto. È una chimica diversa, e va detto che è diversa. Ma chiede la stessa cosa che hanno chiesto tutti prima di lei: un pezzo di terra.

Qui sta la domanda vera, quella senza risposta facile. Circa ottantaquattromila metri quadri — dodici campi da calcio — oggi sono terra agricola; domani sarebbero un'infrastruttura. E il futuro che porta l'impianto non è più nobile di quello che porta un uliveto: sono due futuri, sullo stesso suolo. Va detto però che la terra non viene presa e basta: per esproprio e servitù sono previste indennità, e una parte delle aree serve solo durante i lavori.

Chi decide, e chi può parlare

Una precisazione che conta: questa non è una decisione del Comune di Taranto. L'autorizzazione la istruisce la Regione Puglia, competente su impianti di questo tipo; il progetto l'ha presentato una società privata. I comuni interessati sono due, Taranto e Carosino, perché i cavi di collegamento alla rete attraversano il territorio di entrambi.

La parte che riguarda chi possiede quei terreni è questa, ed è bene leggerla con calma.

  • C'è un piano particellare: l'elenco esatto delle particelle interessate e dei loro proprietari. Chi vuole sapere se c'è dentro anche la sua può consultarlo.
  • Si vede presso i Comuni di Taranto e di Carosino o alla Sezione Transizione Energetica della Regione Puglia, corso Sonnino 177 a Bari. Si può chiedere anche via pec a ufficio.energia@pec.rupar.puglia.it, il martedì e il giovedì.
  • Chiunque può presentare osservazioni scritte. Non solo i proprietari: chiunque abbia interesse.
  • Il tempo per farlo è di trenta giorni dalla pubblicazione dell'avviso, avvenuta il 10 settembre. La scadenza è quindi il 10 ottobre.
  • Chi riceve la comunicazione ma quel terreno l'ha venduto deve segnalare il nuovo proprietario: è un obbligo, e serve a non lasciare fuori chi ha davvero diritto di parola.

Quei trenta giorni non sono un ostacolo: sono il pezzo di procedura che esiste apposta perché chi ha un terreno possa dire la sua prima che le cose siano decise. Un'osservazione scritta entra nel fascicolo e va valutata. Una lamentela fatta dopo, no.

Che città vogliamo, quando avremo scelto

Taranto ha passato cinquant'anni su una domanda sola: quanto vale il lavoro, e quanto costa. Quella di adesso le somiglia e non è la stessa: non è più soltanto "conviene?", è "dove lo mettiamo". Un impianto che tiene l'energia da parte è, per una volta, una macchina che non toglie niente all'aria: senza magazzini, i pannelli e le pale restano un bel gesto che funziona solo a orari. Resta però vero che ogni infrastruttura si posa su un pezzo di mondo che stava facendo altro. La differenza, stavolta, è che c'è un mese di tempo per dirlo — e che dirlo serve.

Foto: Qurren, Nirazuka Battery Storage Power Station, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0. L'immagine ritrae un impianto di accumulo giapponese, non quello previsto a Monticelli.

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