
Impianti, pompe, infissi, coperture: un anno di interventi rapidi nelle aree mercatali. E l'impresa ha offerto quasi la metà della base d'asta
Chi va a fare la spesa al mercato lo sa: il banco è solo metà della faccenda. L'altra metà è il tetto che perde, la pompa che non tira, la serranda che non scende, il pavimento che si allaga dopo un temporale. Sono le cose che custodi e operatori segnalano al Comune un giorno sì e l'altro pure, e che finora si sistemavano una per una, con i tempi che ci vogliono per far partire ogni volta una piccola pratica.
Da adesso c'è un'altra strada. Il Comune ha firmato un accordo di dodici mesi con un'impresa che resta a disposizione: quando in un'area mercatale serve un intervento, si chiama e si interviene, senza ricominciare ogni volta dall'inizio. Una specie di abbonamento alla manutenzione.
Qui c'è il numero che vale la pena ricordare. Il Comune aveva messo sul piatto 61.800 euro di lavori e ha chiesto un preventivo a tre imprese. Ha vinto la Nardelli Contractor, che ha sede in città, con un'offerta che taglia il prezzo del 47,10%. Quasi la metà. Gli stessi lavori, invece di 61.800 euro, ne costeranno poco più di 33.000.
Uno sconto così si può leggere in due modi, e conviene leggerli tutti e due.
Il primo è buono: c'è concorrenza, le imprese hanno voglia di lavorare, e il risparmio non sparisce. L'accordo ha un tetto di 80.000 euro messi da parte per i mercati, e con i prezzi scontati dentro quel tetto ci stanno molti più interventi. In pratica, a parità di soldi, i mercati vedranno quasi il doppio dei lavori.
Il secondo è più scomodo. Quando un'impresa può dimezzare il prezzo e continuare a starci dentro, vuol dire che il prezzo di partenza era comodo — e questo vale per Taranto come per qualunque altro Comune italiano, perché quei prezzi si prendono da listini regionali che non sempre somigliano al mercato vero. Vuol dire anche un'altra cosa, più concreta: a metà prezzo, la tentazione di risparmiare sui materiali e sulle ore esiste sempre. Il Comune ha nominato un direttore dei lavori e un ispettore di cantiere. Sarà il loro mestiere accorgersene.
Vale la pena guardare cosa hanno fatto altrove, perché la distanza è tanta e non è fatta di soldi: è fatta di idea.
A Barcellona i mercati comunali sono una quarantina e il Comune li gestisce come si gestisce una rete di scuole o di biblioteche: orari lunghi, banchi che consegnano a casa, bar dentro dove ci si siede. Il Mercat de Santa Caterina, nel centro storico, è stato rifatto una ventina d'anni fa con un tetto ondulato coperto di ceramiche colorate che si riconosce da lontano, e sotto, scavando, hanno trovato i resti di un convento medievale: invece di coprirli li hanno lasciati a vista, dentro il mercato. La Boqueria, sulla Rambla, è il posto dove si compra il pesce e lo si mangia lì, in piedi, su uno sgabello: ci finiscono in fila anche i tarantini in vacanza, a fare le foto.
Ad Amsterdam l'Albert Cuypmarkt non sta dentro un edificio: è una strada intera di banchi, dal lunedì al sabato, il mercato all'aperto più grande dei Paesi Bassi. In un altro quartiere, un vecchio deposito dei tram è diventato un mercato coperto di cibo che resta aperto fino a sera.
La differenza si dice in una riga. Là il mercato non è solo un posto dove si compra: è un posto dove si sta. Ci si incontra, si mangia, si perde un'ora. Da noi il mercato è ancora un servizio — si entra, si compra, si esce — e finché resta un servizio la manutenzione è quella cosa che si fa quando si rompe qualcosa.
L'elenco dei lavori è quello della manutenzione vera, senza poesia: impianti a rete, elettropompe da sostituire, infissi, impermeabilizzazioni, rivestimenti, ripristini, opere edili minori. Non c'è un cantiere unico con il nastro da tagliare. Ci sono dodici mesi di chiamate, una alla volta, decise sulla base delle segnalazioni di chi nei mercati ci lavora tutti i giorni.
Non c'è nemmeno un elenco dei mercati su cui si interverrà, e non è una dimenticanza: l'accordo copre tutte le aree mercatali della città e si va dove serve, quando serve. È il modo più rapido per tappare i buchi, ed era ora che ci fosse.
Non è però il modo con cui a Barcellona hanno rifatto Santa Caterina. Quella è un'altra decisione, molto più grande, e prima o poi Taranto dovrà prenderla: stabilire se i suoi mercati sono capannoni da tenere in piedi, o pezzi di città da riaprire.
Foto di copertina: Mercat de Santa Caterina, Barcellona — Pere López Brosa, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons. Seconda foto: Albert Cuypmarkt, Amsterdam — Michiel1972, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.