
Impianti in riscaldo e cassa integrazione: il 20 ottobre la Cassazione, senza via libera lo spegnimento il 25
Da oggi, venerdì 9 ottobre, gli impianti dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto non producono più acciaio. Lo ha comunicato Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria con una nota inviata al prefetto, alla Regione, alla Provincia e ai sindaci di Taranto e Statte, annunciando insieme la richiesta di cassa integrazione per i lavoratori.
La fermata non arriva all'improvviso. È l'esecuzione del decreto con cui la Corte d'Appello di Milano, il 27 luglio, ha disposto lo stop dell'area a caldo per i rischi per la salute e l'ambiente. Le società avevano chiesto di sospenderlo in attesa della Cassazione: la richiesta è stata respinta, con un provvedimento notificato il 5 ottobre.
Gli impianti non vengono spenti: restano in «hot stand-by», cioè tenuti caldi senza produrre. È una condizione che costa, ma che lascia aperta la strada a un riavvio. Un altoforno che si raffredda del tutto, invece, non si riaccende: la nota dell'azienda lo scrive in modo esplicito, parlando di spegnimento «senza alcuna possibilità di riavvio successivo».
Lo stop di Taranto pesa anche sugli altri stabilimenti del gruppo, che lavorano il materiale prodotto qui: sono state annunciate fermate temporanee anche a Genova e Novi Ligure.
Nel frattempo i sindacati hanno annunciato uno sciopero nazionale di 24 ore negli stabilimenti ex Ilva a partire da lunedì 12 ottobre. Il governo ha fatto sapere di voler portare al prossimo Consiglio dei ministri un decreto-legge con tutele per i lavoratori, in una prospettiva di continuità dell'attività.
Il presidente della Regione, Antonio Decaro, ha criticato i tempi dell'annuncio, arrivato mentre a Palazzo Chigi era in corso il vertice sull'ex Ilva: un tempismo che, ha detto, «ha il solo effetto di aggravare la tensione in una situazione già drammatica».
Il sindaco Piero Bitetti ha ricordato le richieste della città: tutelare i lavoratori diretti e dell'indotto, indicare investimenti capaci di riassorbire gli esuberi e rafforzare quello che Taranto ha già, cioè «energie rinnovabili, porto, arsenale, trasporti, turismo e università, per riscrivere il futuro della città».
Per migliaia di famiglie tarantine le prossime due settimane sono un'attesa. Il 20 ottobre si saprà se gli altoforni potranno restare in condizione di ripartire.
Fonti: ANSA Puglia, La Gazzetta del Mezzogiorno, Senza Colonne News, ANSA.
Foto: mafe de baggis, ILVA - Unità produttiva di Taranto (2007) — CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons.