
Le proroghe automatiche non bastano più a restare su un tratto di costa. Si riparte da un censimento: chi occupa che cosa, e quali tratti sono liberi
C'è una striscia di terra, lungo il mare, che non appartiene a nessuno perché appartiene a tutti. Si chiama demanio marittimo ed è la fascia di costa che resta dello Stato: ci si può lavorare, ci si può mettere un lido o un ricovero per le barche, ma solo con un permesso a tempo. Taranto, che di costa ne ha da vendere fra i suoi due mari, ha deciso di rimettere in ordine chi ne usa i pezzi e a quali condizioni.
Il 15 settembre la Giunta ha approvato gli indirizzi per il riordino, e la frase che conta sta in mezzo al provvedimento: i rapporti fondati su proroghe automatiche — il meccanismo per cui una concessione si rinnovava da sé di anno in anno, senza che nessun altro potesse farsi avanti — non costituiscono più un titolo valido per restare su quell'area.
Da qui in avanti le concessioni si assegnano con procedure pubbliche, aperte a chiunque abbia i requisiti. È la strada che l'Europa indica da anni con la direttiva sui servizi, quella che in Italia tutti chiamano Bolkestein, e che lo Stato ha ripreso nella primavera di quest'anno fissando uno schema di bando uguale per tutto il Paese, così che a Taranto valgano le stesse regole che valgono altrove.
Non vuol dire che domani mattina i lidi chiudono. L'atto prevede in modo esplicito una fase di passaggio, tecnica e temporanea, che serve soltanto a non lasciare la costa in mezzo al guado mentre le procedure si avviano e si concludono.
La parte più insolita di questa delibera è che si dà dei tempi, e li chiama vincolanti. Il conto parte da quando l'atto diventa efficace:
Il calendario si può allungare, ma solo con un atto motivato e comunicandolo alla Giunta: non basta che il tempo passi.
C'è un dettaglio che rischia di passare inosservato ed è forse il più importante per chi non gestisce nulla e vorrebbe solo fare il bagno. Nel censimento dei primi novanta giorni non si contano soltanto le aree occupate: si contano anche quelle libere, quelle rimaste senza concessionario e quelle mai assegnate. Per la prima volta, insomma, si saprà con precisione quanta costa c'è, a chi è affidata e quanta ne resta.
Duecentoquaranta giorni da metà settembre portano dritti alla primavera del 2027, cioè alle soglie della prossima stagione. Chi gestirà le spiagge di Taranto da quell'estate in poi comincia a decidersi adesso, in un autunno in cui il mare non lo guarda nessuno.
Foto: il fronte a mare di Taranto visto dal Porto Mercantile, con la città vecchia sullo sfondo. Autore: Benjamin Smith, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.