
Tre plessi chiudono e le classi si spostano in scuole vicine più grandi. Intanto nascono due poli per i bambini da zero a sei anni
In via Val d'Aosta c'è una scuola costruita per trecentottantaquattro bambini. Quest'anno ne sono arrivati centoventuno. Sono sette classi in tutto — due sezioni di scuola dell'infanzia e cinque di primaria — dentro un edificio pensato per contenerne il triplo.
Non è una storia di quella scuola soltanto. È la fotografia di una città che ha costruito i suoi edifici scolastici quando i bambini erano molti di più, e che adesso si ritrova con stanze in fila e corridoi lunghi da scaldare, accendere e sorvegliare anche quando dentro ci sono poche voci. Il 17 settembre la Giunta ha deciso di prenderne atto e ha mandato alla Regione Puglia le sue proposte per l'anno scolastico 2027/2028.
Il plesso di via Val d'Aosta, che fa capo all'istituto comprensivo San Giovanni Bosco, chiuderebbe. Le sue sette classi non si disperdono: si spostano nei due plessi vicini dello stesso istituto, il Lorenzini di via Umbria e il Polibio di via Polibio — edifici con spazi ampi, a pochi passi da dove i bambini già vanno.
La stessa cosa vale per il De Amicis, dell'istituto Sciascia: una struttura che potrebbe ospitare quasi cinquecento alunni e ne conta ottantotto, e che per restare aperta avrebbe bisogno di interventi importanti sulle strutture. Le classi passerebbero al vicino Ugo Foscolo.
Sulla prima delle due proposte il Consiglio d'Istituto del San Giovanni Bosco si è espresso in senso contrario, e la Giunta ha comunque confermato la propria. L'ultima parola, su tutto, non è del Comune: le proposte sono state trasmesse alla Regione, che decide.
Il terzo caso è diverso dagli altri due, e conviene dirlo chiaro: al Dante Alighieri non mancano i ragazzi. Quell'edificio, in base a un accordo firmato a giugno tra il Comune e la Provincia, dal 2028/2029 passerà alla Provincia per ospitare una scuola superiore.
Per arrivarci senza strappi si è scelta la strada lenta: dal 2027/2028 non si aprono più prime medie in quella sede, e le seconde e terze già avviate finiscono lì il loro ciclo. Nel frattempo il Comune ha chiesto di aprire un nuovo punto di scuola media poco distante, nel plesso Europa di via Pio XII, dello stesso istituto comprensivo. Chi abita in quel pezzo di città continuerà ad avere le medie sotto casa, e in più ci troverà una superiore.
Nella stessa seduta la Giunta ha approvato due cose che vanno nella direzione opposta alle chiusure: due poli per l'infanzia, cioè strutture dove il nido e la scuola materna stanno sotto lo stesso tetto e i bambini da zero a sei anni non devono cambiare posto a metà strada.
Il primo nasce in centro e si chiamerà Moro/Ciari: mette insieme il nido comunale Bruno Ciari di via Cagliari e la scuola dell'infanzia di via Alto Adige, che fanno capo all'istituto comprensivo Moro. È il polo di prossimità, quello raggiungibile a piedi da chi vive nella città costruita.
Il secondo è il Monaco, a Talsano, in un edificio appena rimesso a nuovo con i fondi europei dedicati agli asili nido. Talsano è una zona che cresce, dove di bambini ne nascono, e dove finora un servizio di quel tipo mancava.
Messe in fila, le decisioni di quel pomeriggio raccontano una cosa sola: la mappa delle scuole di Taranto si sta riscrivendo intorno a dove i bambini ci sono davvero. Si lasciano gli edifici troppo grandi e mezzi vuoti, si riuniscono le classi in scuole che hanno spazio, e si aprono servizi nuovi lì dove le famiglie li chiedono. Adesso tocca alla Regione dire se il disegno le convince.
Foto: un'aula di scuola primaria a Orbe, in Svizzera, per dare un'idea di una classe vuota (non è una scuola di Taranto). Autore: Abaddon1337, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.