
Il Comune non le compra: farà lavori per la Difesa sugli immobili vicini e in cambio le riceverà. Dentro, un parcheggio di scambio e un campo sportivo
Chi cammina a Taranto ci fa l'abitudine e smette di vederli: muri lunghi, cancelli chiusi, cartelli che dicono di non entrare. Pezzi di città che ci sono ma non si attraversano, perché appartengono a un'altra mappa — quella della Marina e della Difesa, che in questa città è antica quanto la città stessa.
Ogni tanto uno di quei pezzi si libera. Succede quando un immobile smette di servire a chi lo usa, e allora si apre la domanda più interessante: a chi serve adesso?
Il 18 settembre il Comune ha approvato il progetto esecutivo di un intervento che riguarda due aree militari di proprietà dello Stato: una, chiamata negli atti Area E, si trova sulle aree dell'ex Fiera del Mare; l'altra, l'Area D, sta accanto al deposito dei mezzi del BRT.
Il programma che le riguarda è nato da un protocollo firmato nel febbraio 2024 fra il Ministero della Difesa, il Comune di Taranto e l'Agenzia del Demanio. La Difesa si è detta disponibile a cedere immobili «non più utili ai propri fini istituzionali». Il Comune li userebbe per due cose: strutture logistiche e un parcheggio di interscambio a servizio del BRT — cioè il posto dove lasci l'auto e prendi l'autobus — e un nuovo impianto sportivo.
Conviene dirlo con precisione, perché è la parte che si capisce meno e conta di più: il Comune non compra niente. Il passaggio avviene per permuta. Taranto si impegna a realizzare, per un valore non superiore a quello dei beni che riceve, lavori a favore del Ministero della Difesa su immobili vicini a quelli che verranno ceduti. Si scambia lavoro con spazio.
E ancora non è fatta: gli atti parlano di «possibile dismissione», il progetto approvato vale 948.500 euro e la copertura finanziaria — lo scrive il provvedimento — arriverà con atti successivi. Quello di settembre è il passo tecnico che serviva: il progetto c'è, è stato verificato da due ingegneri del Comune e validato.
La strada è stata lunga e vale la pena guardarla, perché racconta come si muovono queste cose. Protocollo nel febbraio 2024. Progettisti incaricati a settembre dello stesso anno. Studio di fattibilità consegnato nella primavera del 2025. Conferenza di servizi aperta a giugno 2025, sospesa a settembre, riaperta a marzo 2026 dopo che i progettisti avevano rivisto le carte, e chiusa con esito positivo il 10 luglio 2026. Giunta ad agosto, progetto esecutivo a settembre.
Una cosa va detta con onestà: l'impianto sportivo, nel protocollo del 2024, nasceva «a supporto dei giochi del Mediterraneo». I Giochi si sono chiusi il 3 settembre. Quel campo, quando ci sarà, non servirà più a ospitare una gara internazionale — servirà a chi a Taranto ci gioca tutto l'anno, che poi è il motivo per cui un impianto sportivo si costruisce.
Resta il fatto grosso, e non è piccolo: due aree che per decenni sono state dietro un muro hanno adesso un disegno addosso, con dentro un parcheggio dove lasciare l'auto per prendere l'autobus e un posto dove far correre qualcuno. In una città che si è abituata a girare intorno ai suoi recinti, è una direzione.
Foto: navi militari ormeggiate nel Mar Grande di Taranto. Autore: Saggittarius A, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.