
C'è una Puglia che non sta nelle cartoline. Non ha trulli né mare azzurro — ha canyon profondi duecento metri, grifoni in volo e villaggi medievali scavati nella roccia. La redazione di Best of Puglia Magazine l'ha percorsa in bici, da Laterza a Ginosa e ritorno: novanta chilometri di strade bianche tra le gravine della provincia di Taranto, uno dei paesaggi più straordinari e meno raccontati del Sud Italia.
Si parte dal Centro Visitatori dell'Oasi LIPU di Laterza. Prima di salire in sella vale la pena scendere a piedi al belvedere: la gravina si apre all'improvviso — dodici chilometri di canyon, cinquecento metri di larghezza, duecento metri di profondità. Gli alberi sul fondo sembrano cespugli. Le pareti sono quasi verticali.
Con oltre 800 ettari di territorio, un canyon profondo 200 metri e una biodiversità eccezionale, questa riserva rappresenta una destinazione imprescindibile per chi desidera scoprire la ricchezza ornitologica del Sud Italia. I protagonisti assoluti sono i grifoni — rapaci con apertura alare superiore ai due metri e mezzo che planano sulle correnti ascensionali del canyon. Vederli dall'alto, mentre si muovono sotto i propri piedi, è una prospettiva difficile da dimenticare.
L'itinerario segue il tracciato ciclistico n. 8 della Regione Puglia — uno spettacolare arco di 90 km che tocca Laterza, Castellaneta, Mottola e Crispiano, fra impegnativi saliscendi e produzioni d'eccellenza, con un dislivello complessivo di 1.070 metri.
Si pedala sul bordo del canyon per i primi chilometri, con la gravina che appare e scompare alla destra. In alcuni punti il ciglio è a meno di cinque metri dalla ruota. Il fondo è compatto — pedalabile con una gravel o una MTB senza difficoltà tecniche. A metà percorso si attraversa Castellaneta, dove vale una sosta al belvedere sulla gravina locale: le chiese rupestri medievali sono visibili a occhio nudo sulle pareti.
La seconda tappa è quella che sorprende di più. La Gravina di Ginosa incornicia uno dei paesaggi più affascinanti della Puglia — non è una semplice valle erosiva, ma un teatro vivente di civiltà rupestre, dove l'ingegno umano ha trasformato le pareti rocciose in un sistema urbano complesso e straordinariamente organizzato.
Il Villaggio Rivolta è composto da 66 grotte-case disposte su 5 livelli sovrapposti, collegati da sentieri naturali e scalinate scavate nella roccia. C'erano cisterne, forni comuni, stalle, frantoi — una città funzionante interamente scavata nella calcarenite. Gli studiosi la considerano uno degli insediamenti trogloditici più importanti d'Italia dopo Matera. Eppure quando ci siamo scesi nel tardo pomeriggio eravamo in tre: noi e una coppia di escursionisti tedeschi.
Lungo le pareti della gravina i monaci basiliani hanno lasciato chiese rupestri con affreschi bizantini ancora visibili. La chiesa di Santa Sofia e la chiesa rupestre di Santa Barbara sono le più integre — figure dipinte direttamente sulla roccia, sopravvissute a secoli di umidità e abbandono.
Bici consigliata: gravel o MTB. Difficoltà: media — adatta a chi pedala regolarmente. Periodo migliore: settembre e ottobre, quando il caldo è passato e la luce è la migliore dell'anno. Come arrivare: in auto da Taranto circa 40 minuti, da Bari circa 1 ora e 15. Pernottamento a Ginosa: strutture poche, prenotare con anticipo. Consiglio: per i villaggi rupestri di Ginosa affidarsi a una guida locale — i sentieri non sono sempre segnalati e una guida che conosce la storia degli insediamenti cambia completamente la visita.
Itinerario percorso e scritto dalla redazione di Best of Puglia Magazine, giornale online delle eccellenze pugliesi. Per approfondire la storia e la cultura delle gravine tarantine visita bestofpuglia.it