Gli orti di Paolo VI: una campagna in città e la sorpresa sotto terra
Paolo VI | Tra via 4 Novembre e viale della Repubblica
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Gli orti di Paolo VI: una campagna in città e la sorpresa sotto terra

Orti, una serra, uno skate park: così doveva rinascere un grande spazio del quartiere. Poi, scavando, sono affiorati rifiuti e frammenti di amianto

📅domenica 20 settembre 2026
✍️@A_Lex

Tra via 4 Novembre, viale 2 Giugno e viale della Repubblica, nel cuore di Paolo VI, c'è un grande spazio aperto fra i palazzi. Il Comune lo ha scelto per una delle idee più belle del programma che deve rinnovare il quartiere con i fondi europei del PNRR: portare la campagna in città.

Il progetto ha un nome che dice già tutto, "campagna produttiva": un milione e mezzo di euro per trasformare quell'area in orti, verde e spazi da vivere insieme. Fa parte di RInaTA, il piano per la rigenerazione e la naturalizzazione di Paolo VI, lo stesso che prevede la nuova piazza della Liberazione e che a fine giugno ha visto finire i lavori dell'ex mercato coperto di viale della Repubblica.

Cosa doveva nascere

Il disegno è quello di un piccolo parco da coltivare. Nel progetto l'area è divisa in trentasei orti di tre tipi diversi, destinati ai residenti: fra questi gli orti in vasca, rialzati da terra, e gli orti didattici, pensati per imparare come cresce una pianta. Accanto ci sono una serra, dove coltivare e ritrovarsi, un pocket park, cioè un piccolo giardino di quartiere, e un'area mercato.

Per i ragazzi c'è uno skate park, accanto a un parcheggio attrezzato. Tutta l'area è progettata per essere accessibile a chiunque, e produce da sé una parte della sua energia: un impianto fotovoltaico e una piccola pala eolica, con l'illuminazione, la videosorveglianza e un impianto per irrigare gli orti. I lavori sono cominciati a fine settembre 2025.

La sorpresa sotto terra

Nei primi mesi di cantiere il terreno ha restituito quello che in fase di progetto non si poteva vedere: rifiuti di vario tipo, alcuni potenzialmente pericolosi. Nel sottosuolo c'erano anche frammenti di amianto.

Il Comune ha chiamato una ditta specializzata per riconoscere i materiali uno per uno, raccoglierli e portarli negli impianti autorizzati: prima in una zona dell'area, poi in una parte della seconda. È un lavoro andato avanti da febbraio all'inizio dell'estate, costato più di centomila euro.

Dove i rifiuti rendevano impossibile lavorare, la scelta è stata un'altra: a febbraio si è deciso di togliere dal progetto i lotti più compromessi, e per ora restano fuori. A giugno gli orti sono stati ridisegnati su un'area più piccola, con lo stesso finanziamento di prima e qualche aggiunta, come la rete per la videosorveglianza e le batterie che conservano l'energia del fotovoltaico.

Cosa sta nascendo

Nella parte rimasta il cantiere è andato avanti. Quest'estate, con il gran caldo, è servita un'irrigazione di soccorso per aiutare le prime piante messe a dimora ad attecchire. A metà agosto i lavori avevano superato i tre quarti.

È una storia che dice due cose. La prima: scavando si è scoperto quello che il terreno nascondeva, e dove si poteva lo si è tolto; dove non si poteva, si è preferito non costruire. La seconda: tra i palazzi di Paolo VI presto ci sarà un posto dove coltivare un pezzo di terra, imparare come cresce una pianta e girare con lo skate.

Foto: gli orti sociali di Baragalla, a Reggio Emilia, per dare un'idea di un'area coltivata in città (non è Paolo VI). Autore: Paolo Tamagnini, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

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