
Quasi 29 megawatt fra Taranto, Faggiano, Roccaforzata, Monteparano e Carosino. C'è tempo fino al 10 ottobre per le osservazioni
Ieri abbiamo raccontato le batterie di Monticelli. Oggi c'è il vento, e non è una coincidenza: i due progetti sono arrivati a tre giorni di distanza e hanno la stessa scadenza, il 10 ottobre.
Si chiama San Donato ed è un impianto eolico da 28,80 megawatt, con i cavi e le opere per attaccarlo alla rete. Non sta dentro un comune: ne attraversa cinque — Taranto, Faggiano, Roccaforzata, Monteparano e Carosino — quella fascia di campagna interna dove i paesi si somigliano e la terra è la stessa.
Quante pale? L'atto non lo dice. Scrive la potenza totale e non il numero di macchine, e non è un dettaglio che si può indovinare: dipende dalla taglia scelta. La documentazione completa è pubblica e scaricabile, e chi vuole sapere esattamente dove andrebbe ogni torre può guardarla.
Qui le due storie si tengono per mano. Il sole produce a mezzogiorno, il vento tira soprattutto di notte: sono due fonti che si danno il turno. Ma nessuna delle due produce quando decidiamo noi — producono quando capita. Ecco perché un parco eolico e un magazzino di corrente come quello di Monticelli sono lo stesso discorso: senza il secondo, il primo lavora solo negli orari che il meteo concede.
La Puglia questo lo sa da vent'anni: è fra le regioni che in Italia producono più energia dal vento. Non è una novità da sperimentare, è un mestiere che fa già.
Vale la pena dirli entrambi, senza tifare.
A favore. Una pala non brucia niente: mentre gira non fa fumi, né polveri, né anidride carbonica — e in una provincia che ha imparato cosa significa respirare una fabbrica, non è una nota a margine. Il terreno sotto una torre resta coltivabile: la base occupa pochi metri, il resto del campo continua a fare grano o ulivi.
Contro. La prima obiezione è il paesaggio, e non è un capriccio da esteti: le pale si vedono da chilometri, cambiano lo skyline di una campagna che è anche un prodotto turistico e un'identità. Chi ci vive ha diritto di dirlo. Poi c'è il rumore, che esiste e si sente vicino alle macchine. Ci sono uccelli e chirotteri, che con le rotte migratorie e il Mar Piccolo a due passi non è una questione teorica — ed è esattamente per questo che la procedura include la valutazione di incidenza sulle aree protette. E ci sono le opere di connessione: i cavi e le cabine toccano spesso più terreno delle torri stesse, ed è la parte di cui si parla meno.
Infine il limite che il vento ha per natura: produce quando soffia. È un difetto reale, e la risposta non è rinunciare — è affiancargli i magazzini. Un anello si chiude solo con l'altro.
Anche qui una precisazione che serve: non decide il Comune di Taranto. L'autorizzazione la istruisce la Provincia di Taranto, che raccoglie in un unico provvedimento tutti i pareri necessari — valutazione di impatto ambientale, incidenza sulle aree protette, autorizzazione paesaggistica, e i nulla osta di vigili del fuoco, acquedotto, Anas, Marina Militare, Snam, Parco del Mar Piccolo, consorzio di bonifica. Si chiama procedimento unico proprio perché li tiene insieme invece di farli uno dopo l'altro.
In tre giorni sono partiti due procedimenti energetici sulla stessa fascia di territorio, con lo stesso termine. È un caso, ma dice una cosa che non lo è: il paesaggio energetico di questa provincia si sta disegnando adesso, e il momento in cui i cittadini hanno voce è questo — un mese, per iscritto.
La domanda non è "sì o no alle rinnovabili": quella è già decisa, in Europa e in bolletta. È dove, quanto vicino a cosa, e chi viene ascoltato prima e non dopo. Trenta giorni valgono più di trecento commenti a cose fatte.
Foto: FalantoTaras, Wind farms in Salento, Wikimedia Commons, licenza CC BY 4.0. L'immagine ritrae impianti esistenti in Salento, non il progetto San Donato.