Da quattro corsie a due, ora i cantieri: dieci milioni per il rondò e il cavalcaferrovia Croce
Zona Croce | Consegnate alle imprese le aree dei due cantieri
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Da quattro corsie a due, ora i cantieri: dieci milioni per il rondò e il cavalcaferrovia Croce

3,8 milioni per la rotatoria e 6,2 per il primo lotto del ponte. Ma il conto intero è di 14,6: sull’impalcato i soldi non ci sono ancora

📅giovedì 3 settembre 2026
✍️@A_Lex

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Chi entra a Taranto da ovest lo sa da fine aprile: sul cavalcavia Croce si viaggia su due corsie invece di quattro, e nelle ore di punta la coda comincia molto prima del ponte. Da questa mattina, almeno, sotto quel restringimento c’è un cantiere vero: il Comune ha consegnato alle ditte appaltatrici le aree del rondò e del cavalcaferrovia in zona Croce. Dieci milioni di euro in tutto, lavori al via nei prossimi giorni.

Alla consegna, riferisce TarantoToday, erano presenti il sindaco Piero Bitetti, l’assessore ai Lavori pubblici Lucio Lonoce e il capo di gabinetto Maria Lucia Venneri. «Sblocchiamo un intervento fondamentale per la viabilità in ingresso e l’immagine di Taranto — ha detto il sindaco — soprattutto ripristiniamo le condizioni di sicurezza di queste infrastrutture». L’obiettivo dichiarato è chiudere entro l’anno.

Dove siamo, e perché quel nodo conta

La descrizione più esatta dei due interventi sta negli atti del Comune, ed è meno burocratica di quanto ci si aspetti. Il rondò è «lo svincolo situato all’ingresso della città di Taranto, nei pressi della zona industriale», quello che «connette i flussi di traffico che convergono dalle arterie SS106 e SS7» e li smista verso la viabilità locale in direzione del quartiere Tamburi. Il cavalcaferrovia è «il cavalcavia che si sviluppa lungo la via per Massafra», il ponte che scavalca la ferrovia e «permette il collegamento, per entrambi i sensi di marcia, della città con gli stabilimenti industriali ivi presenti e con la SS7».

È, insomma, il varco da cui si entra e si esce dal lato della zona industriale: ci passano i pendolari dei quartieri a nord, i mezzi diretti agli stabilimenti e al porto, i camion che salgono verso la statale. Non è un dettaglio di quartiere: nella lista dei nodi critici della viabilità jonica, la rotatoria e il ponte ferroviario di Taranto Croce vengono indicati da tempo come punti neri, insieme all’incrocio fra le statali 7, 100 e 106.

Sul ponte, oltre al risanamento dei piloni, è previsto «il miglioramento della sicurezza della piattaforma stradale sovrastante, mediante la sostituzione dei guard-rail esistenti e delle barriere di ritenuta pedonale».

Le due corsie di aprile, e il perché

Il restringimento non è nato con i lavori: è arrivato prima, come misura di sicurezza. Il 24 aprile 2026 Palazzo di città annunciava che dal 26 aprile la carreggiata del cavalcavia sarebbe passata «da 4 a due corsie», dopo «indagini e analisi effettuate sull’opera». La nota del Comune usava parole nette: si tratta di «un intervento di sicurezza pubblica in virtù delle condizioni di degrado riscontrate su alcune strutture che potrebbero comprometterne la capacità portante». E ancora: «È, di fatto, un provvedimento di gestione del rischio che riduce la probabilità di eventi dannosi».

Tradotto: le verifiche avevano trovato abbastanza da consigliare di alleggerire il ponte, in attesa del consolidamento statico e sismico. Quel dimezzamento delle corsie è rimasto in vigore per tutta l’estate.

Dieci milioni sul tavolo, ma il conto è di quattordici

I soldi arrivano dalla Regione Puglia: dieci milioni a valere sul POC Puglia 2014-2020, Asse VII, il capitolo dedicato ai trasporti e all’accessibilità verso i nodi strategici — la SS106, la SS7, il secondo fronte della stazione, il porto e la piattaforma logistica. La ripartizione è questa:

  • 3,8 milioni per la messa in sicurezza del rondò Croce e dei relativi punti di ingresso e uscita;
  • 6,2 milioni per il primo lotto della manutenzione straordinaria del cavalcaferrovia, destinato al risanamento statico dei piloni e al miglioramento della piattaforma stradale.

Qui però va letta la riga piccola. Il documento di indirizzo alla progettazione, approvato dalla Giunta comunale il 22 maggio 2026, divide il recupero del ponte in tre lotti funzionali, e il primo è appunto solo il primo:

  1. Lotto 1 — manutenzione straordinaria della viabilità e della sottostruttura: 4.155.347,92 euro di lavori, dentro un quadro economico da 6,2 milioni. È quello finanziato e appena consegnato.
  2. Lotto 2 — completamento degli interventi sulla sottostruttura: 1.895.724,58 euro.
  3. Lotto 3 — miglioramento sismico e risanamento dell’impalcato: 8.594.094,03 euro. È il più caro, ed è quello che riguarda il piano su cui si cammina e si guida.

Somma dei tre: oltre 14,6 milioni di soli lavori. Lo stanziamento regionale è di dieci, e comprende anche il rondò. Come ha annotato Voce del Popolo ricostruendo gli atti, i conti non coincidono: per il secondo e il terzo lotto, ad oggi, la copertura non c’è. Il cantiere di stamattina rimette in sesto le fondamenta e la strada; l’impalcato e il miglioramento sismico restano una voce senza finanziamento.

Chi farà i lavori, e quanto hanno scontato

Le due gare sono state chiuse nel giro di quattro giorni, con la stessa formula: procedura negoziata senza bando, inviti dall’albo fornitori del Comune, aggiudicazione al prezzo più basso, offerte da presentare entro il 27 agosto. I nomi e i numeri stanno nelle determinazioni pubblicate all’Albo Pretorio in questi giorni.

  • Cavalcaferrovia, lotto 1 — se l’aggiudica la C. Costruzioni srl di Potenza con un ribasso del 21,322%: da una base d’asta di 4.229.648,92 euro (di cui 246.612,91 di oneri per la sicurezza, non ribassabili) a un importo contrattuale di 3.380.385,98 euro più IVA. Determinazione n. 6285 del 31 agosto, pubblicata il 1° settembre.
  • Rondò Croce — se lo aggiudica il raggruppamento fra Impresa Ottomano ing. Carmine srl (capogruppo) e S&C Costruzioni srl (mandante), entrambe di Taranto, con un ribasso del 30,966%: da 2.886.546,36 euro di base a 2.013.678,51 euro più IVA, per un impegno complessivo di 2.456.687,78 euro. Determinazione n. 6331 del 1° settembre, pubblicata il 2.

Fanno poco meno di 5,4 milioni di lavori contrattualizzati a fronte dei 10 milioni stanziati: le economie di gara restano nei quadri economici e, per legge, non sono un risparmio da portare via ma una riserva su cui l’ente potrà decidere. Va detto che siamo ancora alla proposta di aggiudicazione: diventa efficace solo dopo la verifica dei requisiti delle imprese, ancora in corso. Proprio per questo entrambe le determinazioni dispongono la consegna in via d’urgenza (art. 17, commi 8 e 9 del codice dei contratti), per «porre nel nulla il grave danno all’interesse pubblico che deriverebbe dalla mancata esecuzione dell’appalto». Tradotto: il calendario è più stretto delle verifiche.

Chi firma, chi progetta

L’iter è passato dall’estate. Con la determinazione della Direzione Lavori pubblici e Infrastrutture n. 595 del 15 luglio 2026 il Comune ha riorganizzato le figure del procedimento: responsabile unico del progetto resta l’architetta Elena Campocci, la verifica del progetto è affidata agli ingegneri Alessandro Zito e Simona Abatematteo con l’istruttrice tecnica Cinzia D’Eredità, la fase di gara a Giuseppe Casamassima con Roberta Lippolis.

Cinque giorni dopo, il 20 luglio, la stessa direzione ha affidato la progettazione esecutiva e il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione del primo lotto a Infratech Consulting S.r.l. per 129.417,60 euro. Nel provvedimento si legge che, «in considerazione della indifferibilità degli interventi manutentivi», il servizio è stato consegnato in via d’urgenza, mentre erano ancora in corso le verifiche sui requisiti. Un dettaglio burocratico che dice quanto poco margine ci fosse.

Il finanziamento regionale era stato deliberato dalla Giunta di Antonio Decaro il 3 luglio. Ad annunciarlo era stato il consigliere regionale Cosimo Borraccino, che parlava di opere «particolarmente rilevanti» e le collegava — come quasi tutto, quest’anno — all’appuntamento dei Giochi del Mediterraneo.

Sotto il ponte ci sono i negozi

Nei mesi del restringimento la zona ha pagato un prezzo che gli atti amministrativi non registrano. Francesco Battista, di Futuro Nazionale, aveva chiesto a luglio un cronoprogramma pubblico — data della gara, apertura del cantiere, riapertura completa della viabilità — mettendo il dito sulle attività commerciali dell’area: «Da mesi la chiusura della strada e le difficoltà di accesso hanno inevitabilmente ridotto il passaggio di clienti», con «una significativa diminuzione degli incassi». I commercianti del rondò, riferisce Antenna Sud, sono arrivati a valutare le vie legali per l’isolamento dell’area.

Il malessere è più largo del singolo cantiere. A fine aprile il vicepresidente del Consiglio regionale Renato Perrini aveva chiesto un’audizione urgente in Commissione Trasporti sull’intero sistema infrastrutturale jonico, indicando proprio la rotatoria Croce e il vicino ponte ferroviario tra i punti da risolvere, e ricordando che la tangenziale Nord — quella che dovrebbe cucire SS106, ponte Punta Penna e tangenziale sud — è ferma e incompiuta. Nello stesso periodo Adiconsum Taranto-Brindisi, con il presidente Gianfranco Solazzo, parlava apertamente di «collasso» per i cantieri aperti in più punti della città.

Cosa cambia adesso per chi guida

Poco, nell’immediato, e conviene saperlo: il restringimento a due corsie era stato disposto fino al completamento dei lavori di consolidamento statico e sismico, quindi resta. Con l’apertura dei cantieri è ragionevole aspettarsi nuova segnaletica e ulteriori limitazioni puntuali sul rondò e sulle rampe: al momento della pubblicazione il Comune non ha diffuso un nuovo schema di circolazione oltre a quello di aprile.

Per chi arriva da nord e non ha bisogno di attraversare il nodo, l’alternativa resta spostarsi sulle direttrici principali fuori città prima di rientrare; per chi si muove dentro Taranto restano le linee urbane di Kyma Mobilità, e in prospettiva il BRT dovrebbe alleggerire proprio i corridoi che oggi si intasano.

Sulla scadenza vale la pena fare i conti, perché sono stretti. I capitolati fissano in 120 giorni naturali e consecutivi dalla consegna il tempo utile per ultimare i lavori: partendo dal 3 settembre si arriva ai primi giorni di gennaio. Ma il finanziamento è un POC 2014-2020, e quei programmi scadono il 31 dicembre 2026; il capitolato del cavalcaferrovia lo mette nero su bianco — l’esecuzione «dovrà garantire la compiutezza dei lavori a perfetta regola d’arte entro dicembre 2026». Quattro mesi netti, senza margine, su due cantieri aperti insieme sullo stesso nodo.

E riguarda comunque il primo pezzo di una partita più lunga: rimessi in sicurezza i piloni e la piattaforma stradale, resterà da trovare la copertura per l’impalcato. Nel frattempo, il consiglio pratico è quello di sempre quando si apre un cantiere su un varco d’ingresso: verificare le ordinanze prima di mettersi in strada, e mettere in conto qualche minuto in più.

Foto: Carlos Delgado (CC BY-SA 3.0), ParisTaras (CC BY-SA 4.0) e Giov.c (pubblico dominio), Wikimedia Commons.

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