
Cinque licenze di ChatGPT a dicembre, altre negli ultimi mesi, Canva per i social e mezzo milione dalla Regione per far parlare i dati del Comune
Domanda che prima o poi viene a tutti: negli uffici del Comune, oggi, che cosa si usa per lavorare? La risposta breve è che negli ultimi dodici mesi la cassetta degli attrezzi di Palazzo di Città si è riempita parecchio — e che dentro, accanto ai computer nuovi e ai programmi di sempre, adesso c'è anche l'intelligenza artificiale.
La prima volta è stata nell'agosto del 2025, e non è toccata all'ufficio che ci si aspetterebbe. Il Comune ha comprato per un anno una piattaforma di assistenza legale che usa l'IA per leggere e analizzare i documenti: serve a chi in Avvocatura deve trovare un precedente dentro migliaia di pagine, il genere di lavoro che prima si faceva con la pazienza e gli evidenziatori.
Poi, a dicembre, è arrivato il resto. In un colpo solo l'ente ha acquistato cinque licenze di ChatGPT, dieci di Microsoft Copilot — l'assistente che vive dentro Word ed Excel — dieci di Teams per le riunioni e dieci di Canva, il programma con cui si costruiscono locandine, grafiche e post per i social. Tutto insieme: poco meno di diciottomila euro.
Da allora le licenze non sono più tornate indietro. A febbraio ne è stata aggiunta un'altra di ChatGPT, per dodici mesi. A metà settembre il Comune ne ha comprate ancora, stavolta per quattro mesi: quante siano esattamente non è scritto nell'atto, ma cinquecentotrentacinque euro per un trimestre abbondante dicono che le postazioni collegate sono più di prima. Non è un esperimento finito in un cassetto, insomma: è una cosa che si è allargata.
Gli strumenti da soli non bastano se poi li apri su una macchina di dieci anni fa. Sempre alla fine del 2025 il Comune ha comprato sessanta computer portatili in una volta, e poi altri dieci con i monitor, dischi, memorie, adattatori, cuffie per le videochiamate. Una sostituzione silenziosa, di quelle che non fanno notizia finché non ti capita di entrare in un ufficio e vedere che lo sportello risponde più in fretta.
C'è però un capitolo molto più grosso, e riguarda la sicurezza. Con i fondi europei del PNRR dedicati alla cybersicurezza, il Comune ha messo in piedi in un anno un impianto di difesa da circa quattrocentomila euro: un sistema che sorveglia e aggiorna seicento computer dell'ente per i prossimi cinque anni, i programmi che controllano chi entra nei sistemi e con quali permessi, e le trappole digitali che servono ad accorgersi di un intruso prima che faccia danni.
La motivazione scritta negli atti è la più concreta possibile: negli ultimi anni si sono verificati episodi di indisponibilità dei servizi cloud. Tradotto: quando il servizio in rete cade, gli uffici si fermano. Per questo, insieme ai programmi, sono stati comprati anche dei server da tenere in casa, con il backup, in modo da non dipendere in tutto e per tutto da qualcun altro. E da novembre l'ente ha un referente ufficiale per la sicurezza informatica, la persona a cui si segnala un attacco quando succede.
Il passo successivo è già finanziato. In primavera la Regione Puglia ha assegnato al Comune di Taranto 550mila euro per un progetto che ha un obiettivo semplice da dire e difficile da fare: usare l'intelligenza artificiale per tirare fuori qualcosa di utile dalla montagna di dati che l'ente possiede già — pratiche, archivi, numeri che oggi stanno fermi in un database e non parlano tra loro.
Per ora ci sono i soldi e l'accordo con la Regione; il progetto vero e proprio deve ancora partire. Ma la direzione è chiara, e per una città che negli anni si è sentita dire spesso di essere rimasta indietro, vedere il proprio Comune comprare gli stessi strumenti che si usano in un'azienda del Nord non è una notizia da poco.
Foto: il Palazzo di Città di Taranto. Autore: Benjamin Smith, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.