All'estremità del borgo antico, dove il canale navigabile taglia in due la città, il Castello Aragonese monta la guardia da oltre cinque secoli. Il suo nome originario è Castel Sant'Angelo, ma per i tarantini è semplicemente "il Castello".
Quello che si vede oggi — cinque torri rotonde, mura spesse otto metri, un fossato che congiunge il Mar Grande al Mar Piccolo — è la ricostruzione aragonese di fine Quattrocento. Sotto, però, il tempo si stratifica: una fortezza normanno-sveva-angioina, prima ancora un presidio bizantino e, in fondo, le fondamenta greche del IV-III secolo a.C.
Dal 1883 il castello è affidato alla Marina Militare, che dal 2003 ne cura il restauro e ogni giorno ne apre le porte. L'ingresso è completamente gratuito e non si entra da soli: sono i militari della Marina ad accompagnare i visitatori, turno dopo turno, sala dopo sala.
Al Castello Aragonese non si entra con un'audioguida in mano. Ad accoglierti c'è il personale della Marina Militare: militari che conoscono la fortezza pietra su pietra e che accompagnano ogni turno lungo il percorso interno, raccontando quello che i muri da soli non direbbero.
Il giro attraversa le sale restaurate, i corridoi riaperti dopo secoli di intonaco, le gallerie ricavate nello spessore delle mura e i camminamenti da cui si domina il canale. Lungo la strada incontri le postazioni d'artiglieria e i cannoni storici affacciati sull'acqua, la cappella di San Leonardo, gli ambienti sotterranei riportati alla luce dagli scavi e la stanza che la tradizione indica come la cella di Alexandre Dumas.
La visita dura circa un'ora, si fa in gruppo e a piedi, tra scale e passaggi stretti: conviene mettere scarpe comode.
Ad accompagnarti è il personale della Marina Militare, che il castello lo custodisce e lo restaura ogni giorno.
Le postazioni d'artiglieria affacciate sul canale navigabile e le casematte ricavate nello spessore delle torri.
I corridoi riaperti dopo secoli, le gallerie dentro le mura e gli ambienti riportati alla luce dagli scavi.
La stanza che la tradizione lega allo scrittore francese e alla nascita del Conte di Montecristo.
L'esposizione permanente di unità navali del maestro d'ascia Erminio Fazzioli, unica nel suo genere.
Percorso a piedi in gruppo, con scale e passaggi stretti: meglio mettere scarpe comode.
Tutte le informazioni per visitare il Castello Aragonese
Tutti i giorni, festivi compresi
Ingresso e visita guidata
L'ingresso al Castello Aragonese è completamente gratuito, e gratuita è anche la visita guidata. Non c'è biglietteria né prevendita: si entra solo con i turni accompagnati dal personale della Marina Militare, fino a esaurimento dei posti disponibili per ciascun turno.
D'estate lascia perdere le ore centrali e punta al turno delle 19:00: presentati verso le 18:30, così hai il tempo di registrarti senza fretta. Arriverai sui camminamenti mentre il sole cala dietro il Mar Grande, con la pietra che ha smesso di restituire il calore del giorno e il ponte girevole che si accende sul canale. Se il turno delle 19:00 è al completo, quelli delle 21:30 e delle 23:00 ti regalano il castello illuminato di notte.
Gruppi da 20 partecipanti in su: la prenotazione è obbligatoria e va fatta in anticipo telefonando all'Ufficio Informazioni e prenotazioni.
📞 Prenota al +39 099 7753438Come raggiungerci e contattarci
Piazza Castello - 74123 Taranto
Prima di presentarti al turno
Le sale, le torri e i cannoni che incontrerai lungo il percorso di visita
San Cristoforo, San Lorenzo, Annunziata e Bandiera. Della quinta, Sant'Angelo, resta solo il nome: fu demolita nel 1883 per fare posto al ponte girevole.
I pezzi storici affacciati sul canale navigabile e le piattaforme da cui si manovravano i cannoni sulla sommità delle torri.
La stanza in cui la leggenda vuole rinchiuso Alexandre Dumas, folgorato qui dall'idea del Conte di Montecristo.
La piccola cappella interna alla fortezza, testimonianza della vita quotidiana di chi il castello lo abitava.
Esposizione permanente di unità navali realizzate dal maestro d'ascia e donate alla Marina Militare dal figlio.
Superfici originarie riportate alla luce, passaggi riaperti e reperti che attraversano quasi tremila anni di storia.
Si racconta che Alexandre Dumas, di passaggio nel Regno di Napoli, sia stato rinchiuso per qualche giorno in una delle stanze del castello. E che proprio da lì — dal mare intravisto da una feritoia, dal rumore delle chiavi, dall'idea di una prigionia ingiusta — sia nata la scintilla del Conte di Montecristo.
La stanza esiste, e le guide della Marina te la mostrano. È uno degli ambienti che il castello si porta dietro dal periodo in cui, persa ogni funzione militare, era diventato prigione e caserma.
È una leggenda tarantina, tramandata di visita in visita: nessun documento la conferma. Ma davanti a quella feritoia, con il Mar Grande che luccica in fondo, si capisce perché la città non abbia nessuna voglia di smentirla.
Il Castello di Taranto, in origine Castel Sant'Angelo, sorge accanto a un'antica depressione naturale del banco di roccia su cui poggia il borgo antico. Quello che vediamo è la ricostruzione aragonese di una precedente fortezza normanno-sveva-angioina: un tipico castello medievale dalle torri alte e sottili, tirato su a sua volta sopra una fortificazione bizantina le cui fondamenta scendono fino a strutture greche del IV-III secolo a.C.
Nel XV secolo l'artiglieria cambia le regole della guerra. Le mura sottili dei castelli medievali non reggono più i cannoni degli assedianti, né permettono ai difensori di usarne di propri. Quando nel 1480 i turchi conquistano Otranto, l'inadeguatezza di quelle difese diventa evidente a tutti: il re di Napoli, Ferdinando d'Aragona, decide di rinforzare le coste del reame.
È in questo contesto che, tra il 1487 e il 1492, il castello viene ricostruito da capo, forse sul progetto del grande architetto senese Francesco di Giorgio Martini. La nuova fortezza ha una pianta che ricorda vagamente uno scorpione, con cinque torri rotonde agli spigoli: San Cristoforo, San Lorenzo e Sant'Angelo affacciate sull'attuale canale navigabile, Annunziata e Bandiera rivolte verso il borgo antico. Nel 1491, verso il Mar Grande, si aggiunge un puntone triangolare — vero prototipo del bastione cinquecentesco, chiamato impropriamente rivellino — mentre il fossato viene allargato fino a congiungere i due mari.
Il vantaggio militare dura poco, perché l'artiglieria continua a correre più veloce delle mura. Gli spagnoli, subentrati agli Aragonesi nel 1502, ampliano le piattaforme sommitali e riempiono di terra gallerie e casematte per ricavare postazioni per i cannoni in cima alle torri. La fortezza respinge ancora l'assalto turco del 1594, poi la sua funzione difensiva si spegne: diventa prigione e caserma. Gli ambienti interni vengono frazionati, corridoi e passaggi murati, muri e pavimenti sepolti sotto intonaco e cemento.
Nel 1883 la torre Sant'Angelo è demolita per fare posto al ponte girevole e, nello stesso anno, il castello passa alla Marina Militare, che ne è custode ancora oggi. Dal 2003 il suo personale porta avanti un restauro sistematico sotto la supervisione della Soprintendenza: via l'intonaco e il cemento, riaperti corridoi e passaggi, restituita alla fortezza la sua configurazione aragonese. Gli scavi, condotti insieme all'Università di Bari, hanno riportato alla luce reperti che coprono quasi tremila anni di storia.
Il castello aragonese è una macchina da guerra pensata per l'età dei cannoni. Le torri non svettano più: si abbassano e si allargano, per incassare i colpi e per ospitarne. Torri e mura hanno la stessa altezza, 21 metri, e quasi lo stesso spessore, circa 8 metri; ogni torre misura 18 metri di diametro, tranne San Cristoforo, più larga di altri 10.
Dentro quello spessore corrono le gallerie intramurali e le casematte, da cui si sparava al riparo, mentre sulle piattaforme sommitali — ampliate dagli spagnoli nel Cinquecento — manovravano i pezzi d'artiglieria. Il puntone triangolare del 1491 rinforza la cortina meridionale e difende di fianco l'accesso al fossato, scavato fino a mettere in comunicazione il Mar Grande con il Mar Piccolo.
Furono fortificazioni bellissime e già superate: ebbero altissime qualità estetiche e una validità militare piuttosto effimera.
Si visita tutti i giorni, festivi compresi, e non costa nulla: prenota il tuo turno o presentati qualche minuto prima dell'inizio.