Pittrice, muralista e illustratrice tarantina dalla figurazione istintiva e POP, «per il popolo»: un'arte civile che mette al centro il corpo della donna e la sua Taranto, scioccante e tenera nello stesso gesto.

Tiziana Conte appartiene a quella stirpe di artisti che non scelgono la pittura: ne sono scelti. Nata in una famiglia di pittori e cresciuta con il pennello in mano, ha fatto della figurazione non uno stile ma una necessità — un modo di stare al mondo e di interrogarlo. La sua è una pittura di pancia prima ancora che di mano: diretta, istintiva, mai consolatoria. Itinerante per vocazione — Rimini, la Jamaica, la Spagna — ha attraversato culture e palette diverse e le ha sedimentate in un linguaggio meticcio, in cui il colore caraibico, l'iconografia messicana del Día de los Muertos e una sensibilità mediterranea convivono senza gerarchie. Poi il ritorno a Taranto, che non è nostalgia ma presa di posizione: la città natale diventa insieme materia e bersaglio, amata e denunciata nello stesso gesto. Al centro della sua ricerca c'è il corpo, e in particolare il corpo della donna: mai idealizzato, ma vissuto, ferito, fertile, sovrano. Conte lo guarda senza pudore e senza retorica, restituendone allo stesso tempo la potenza e la fragilità. È un'arte che rinuncia all'eleganza fine a se stessa per cercare la verità, anche quando è scomoda: per questo le sue immagini riescono a essere, nello stesso istante, scioccanti e tenerissime. La definizione che le calza meglio è quella che lei stessa rivendica: un'arte POP, «per il popolo». Non nel senso del consumo, ma dell'appartenenza — opere che parlano la lingua di tutti e che si fanno carico di un messaggio sociale, gridandolo dai muri della Città Vecchia come dalle copertine dei dischi. In Tiziana Conte la pittrice, la muralista e l'illustratrice sono la stessa persona: una voce civile che adopera il colore come si adopera la parola, per non tacere.